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Padre Agostino Gioia

Padre Agostino Gioia

Nato a Canicattì il 3 febbraio 1877 da Antonio e Giuseppa Maira, fu portato al fonte battesimale nella Chiesa Madre lo stesso giorno, con il nome di Stefano.
 
La sua fanciullezza fu afflitta dalla perdita del padre, avvenuta quando egli aveva appena sette anni. Era un contadino appena quarantaquattenne, quando venne carpito dalla morte. La madre per mantenere la famiglia dovette faticare tanto con il suo lavoro di filatrice. da lei, donna di animo forte, il figlio ebbe tanto conforto. E furono per lui di sollievo e di guida la chiesa e il convento dei cappuccini, dove in quel tempo esercitava un forte fascino, la veneranda figura del servo di Dio padre Gioacchino La Lomia.
 
A contatto con il sereno ambiente francescano, crebbe timorato di Dio e dedito allo studio. Già a dieci anni era talmente sveglio di intelligenza, sensibile d'animo e disinvolto nei modi, che i cappuccini gli affidarono la recita del panegirico del Natale 1987.
 
Compiuti gli studi elementari e quelli ginnasiali, dove ebbe come precettore l'arciprete Luigi La Lomia, decise, a quindici anni, di seguire la vocazione religiosa, che gli era sbocciata nel cuore. Attratto dalla vita francescana, non scelse l'ordine dei cappuccini, ma quello dei frati minori osservanti.
 
Il 16 ottobre 1892, entra nel convento di Badia, presso Palermo, indossando il saio di san Francesco.
 
Compiuto il noviziato e fatta la professione religiosa con i voti di povertà, castità e obbedienza lasciava il nome di Stefano e assumeva quello di Agostino. Proseguiva gli studi nel convento di alcamo e frequentava poi il corso di filosofia nel Colllegio di Sant'Antonio a Roma e di teologia a Palermo, dove all'età di ventitrè anni, il 9 giugno del 1900, veniva ordinato sacerdote.
 
Durante la guerra del 1915-1918 fu chiamato al fronte, per servire nei reparti sanitari dell'esercito i soldati feriti ed infermi, mostrandosi fratello affettuoso e consolatore delle famiglie, sino alla fine della guerra, quando gli venne rilasciato nel 1919, il foglio di congedo e un attestato di benemerenza.
 
Legato alla sua città natia dedicò a tanti illustri canicattinesi, libri, monografie, saggi, oltre ad articoli vari, pubblicati su giornali e riviste come Fiamma Serafica, La Siciliana e il Bollettino del Terz'Ordine Francescano.
 
Tra i suoi libri ricordiamo: Vita compendiosa di S. Diego d'Alcalà (1907), Fiori Serafici sbocciati in Canicattì (1910), Memorie storiche di Canicattì (1919), Mons. Carmelo Moncada, arcidiacono nella Cattedra di Girgenti (1922), Cenni biografici di Mons. Benedetto La Vecchia dei Frati Minori, Arcivescovo di Siracusa (1925),  La Minoritica Provincia di Val di Mazara sotto il titolo dell'Immacolata Concezione (1925), Canicattì, Città di Maria Immacolata (1928), Cenni biografici del Sac. Luigi La Lomia, arciprete parroco della Città di Canicattì (1936).  
 
Tra i saggi e le monografie, ricordiamo: La Chiesa e il Convento di Santa Maria degli Angioli (La Gancia) (1920), La Chiesa e il Convento di San Giovanni Battista in Badia, presso Palermo (1920), La Chiesa e il Convento di Santa Maria di Gesù in Cammarata (1920), La Chiesa e il Convento di Santa Maria di Gesù in Alcamo (1921), Notizie biografiche del Beato Matteo De Gallo da Girgenti dell'Ordine dei Frati Minori (1923), Il Beato Arcangelo da Calatafimi, Vicario Provinciale dei Frati Minori (1926), Manuale dei devoti di Sant'Antonio da opadova taumaturgo francescano ( 1928) Vita compendiosa della serva di Dio suor Rosaria Caterina alias di Gesù (1928), Con San Giuseppe: Manualetto di preghiere pei Devoti del Patriarca S. Giuseppe (1931), I frati minori della regolare osservanza (1940).
 
La sua morte passò inosservata, distratti da quel fervore di forti tensioni e di arroventate passioni politiche, che animavano la vita cittadina di quel tempo, la sua tomba rimase avvolta nell'oblio e per lui non ci fu commemorazione alcuna. 
 
Morì a Termini Imerese 8 gennaio 1944.

 
 
 
 
 
 
 

 

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