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Secondo Itinerario

Secondo Itinerario

Lasciati a sinistra la fontana del Nettuno, detta Petreppaulu ed emblema della città di Canicattì (vedi Primo Itinerario), si sale a destra sull'irta via Colombo, che costituisce la principale arteria di diretto collegamento tra la piazza IV Novembre ed il quartiere Borgalino.

Poco dopo alcune decine di metri si apre a destra uno slargo su cui si staglia la chiesa B. M. V. del Carmelo. È quanto resta del più vasto complesso conventuale dei Carmelitani, di cui si hanno notizie già alla fine del XVI secolo.
 
Proseguendo la salita si giunge al sito ove una volta si ergeva la Centrale Elettrica: l'edificio attuale è stato completamente ricostruito per gli uffici locali dell'ENEL, ma ancora rimane il toponimo a tramandare la presenza dell'antico opificio.
 
Più oltre si staglia la mole del settecentesco palazzo Cucurullo, già Bartoccelli .
 
Costeggiando l'edificio si prende la via Minghetti che all'incrocio con via Dandolo costituisce uno dei quartieri residenziali della ricca borghesia e della piccola aristocrazia locale tra la seconda metà del Settecento ed i primi anni del XX secolo.

Tra questi edifici sono degni di nota casa Mantione, già Gangitano, caratterizzata dal portone ligneo e dalle inferriate, che costituiscono tra i più significativi e puri esempi dell'Art Nouveau nel patrimonio delle arti decorative ed applicate della città.

All'angolo opposto si erge palazzo Cipollina, già Le Moli-Gangitano. Oggi completamente ristrutturato, conserva all'interno alcuni ambienti con la decorazione originaria delle volte in stucco e con un grande affresco con una scena allegorica nel salone da ballo.

Ritornati di fronte l'ex Centrale Elettrica, percorrendo lo stretto vicolo di fronte si giunge al monumentale ingresso di palazzo La Lomia, già Lombardo, che in un'ala ha ospitato fino a qualche decennio fa la Caserma dei Carabinieri.
 
Scendendo su via Poerio si apre il monumentale portale sormontato da balcone sorretto da colonne tuscaniche dell'imponente palazzo Gangitano, oggi in gran parte disabitato, ma la cui compatta mole risalta nel panorama della città.

Si giunge, costeggiando l'attuale Istituto delle Figlie di Sant'Angela Merici, meglio noto come "le Orsoline", alla piazza XXIV Maggio su cui incombe la solenne facciata della chiesa B. M.V. degli Agonizzanti.
 
Dietro la chiesa, costeggiando alcuni edifici che presentano tracce, appena leggibili, di una qualificata produzione architettonica settecentesca, si giunge alla gradinata che sale al sagrato della chiesa San Pancrazio o Chiesa Madre.
 
Salendo dalla via Mariano Stabile, accanto la Chiesa Madre, si incontra a sinistra palazzo Gangitano, esempio quasi intatto di qualificata architettura settecentesca, ristrutturata nel clima del fervore imprenditoriale della Canicattì degli anni a cavallo tra XIX e XX secolo.
 
La salita termina nello slargo antistante la chiesa Santi Filippo e Giacomo, annessa all'ex monastero benedettino omonimo, detto "la Badia".
 
La strada, che costeggia a monte il complesso monastico, è via Duca degli Abbruzzi, appellata dalla tradizione popolare "strata di l'incantisimi".
Sopra di questa, oltre un rigoglioso giardino, si erge l'imponente facciata settecentesca di palazzo La Lomia, già Testasecca, che presenta significativi brani di edilizia tardo cinquecentesca, come il portale e l'arco sotto cui passa la strada pubblica, ma che consente il collegamento del palazzo con il giardino.
 
L'arco di don Cola, come viene chiamato dai canicattinesi, è uno dei più suggestivi angoli del centro storico: da qui si gode uno splendido panorama sulla città e sulle colline occidentali, mentre oltrepassandolo si apre la via Labirinto, il cui toponimo è significativo dell'intrigo delle strade, che s'incurvano per meglio rispondere all'andamento orografico del terreno.

Più a monte si entra nel caratteristico quartiere di contadini ed allevatori, chiamato "li poja".
 
Percorrendo la strada verso sud si giunge al santuario della B. M. V. della Rocca con l'annesso convento dei Cappuccini , metà di pellegrinaggi e di itinerari turistici per la presenza del servo di Dio P. Gioachino La Lomia. 
 
Dalla cima della collina retrostante si gode una singolare visione del vasto panorama verso ovest e proseguendo si giunge alla sede della Fondazione Guarino Amella, che raccoglie documenti e testimonianze sull'insigne uomo politico canicattinese e sulle istituzioni cittadine. È dotata di una ricca biblioteca, in parte costituita dal nucleo originario dello stesso Guarino Amella, aperta al pubblico.