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Primo Itinerario

Primo Itinerario

Il cuore della città e la base di partenza di tutti gli itinerari è la piazza IV Novembre, anticamente chiamata piazza delle Erbe, a causa del mercato della verdura che quotidianamente vi si svolgeva. Tutt'oggi non è raro trovare nelle mattine di primavera qualche contadino che, seduto in un angolo della piazza, propone ai viandanti verdure appena raccolte nei campi.

Sul lato occidentale della piazza è sistemato quanto resta di una delle tre fontane realizzate nella prima metà del XVII secolo dal duca Giacomo I Bonanno, barone di Canicattì: la fontana del Nettuno, detta Petreppaulu.
 
Sullo stesso fronte si erge la facciata della chiesa Purgatorio, edificata dal barone Gaetano Adamo e dal fratello don Carlo sul sito, occupato originariamente dalle carceri di Canicattì: in essa fino al 1880 operò una confraternita omonima.
 
Dal 1955 campeggia al centro della piazza una colonna con la statua del monumento a P. Gioachino La Lomia, insigne figura di cappuccino. La scultura in bronzo coglie il venerato religioso nell'atteggiamento di abbracciare l'intera comunità dei canicattinesi, rivolgendo le braccia verso nord, indicando così l'allora asse di espansione della città, in direzione della via Capitano Ippolito.

Immediatamente a sinistra la Casa del Fascio, oggi caserma della Guardia di Finanza, ultimata nel 1931 secondo la sensibilità culturale eclettica, riprendendo modelli compositivi che richiamano l'antica Roma.

Più avanti sullo stesso lato si erge la facciata del Teatro Sociale. 
 
Accanto sorge la casa Ruoppolo, edificata agli inizi del XX secolo per la famiglia di imprenditori,  provenienti da Napoli.

Sempre sullo stesso lato, più oltre, si erge la casa Fazio Gelata, contraddistinta da interessanti elementi decorativi di gusto modernista, e successivamente la casa Faldetta, che rappresenta il più significativo esempio canicattinese di architettura "umbertina". 
 
Dalle stradine retrostanti nonché dallo slargo gradinato che si apre più avanti si giunge alla via mons. La Vecchia, insigne figura di francescano canicattinese e vescovo di Siracusa dal 1872 fino alla morte, avvenuta nel 1896. Percorrendo in salita tale strada si staglia, su un piccolo slargoe a sinistra, la chiesa San Biagio.
 
Oltre la piazza Cappellini, che si apre a destra della chiesa oltre la via mons. La Vecchia, si estende un quartiere di residenze modeste di contadini: vicoli, cortili, scalinate e slarghi si sviluppano senza un preciso schema, al punto che talvolta non sembra riuscire a determinare una vera e propria trama viaria. Gli elementi di questo quartiere sono due chiese: San Calogero e, più a monte, Sant'Edoardo.

La chiesa San Calogero sorge sul fianco della collina, tra sbalzi e dirupi; non di rado si aprono grotte, una volta usate per il ricovero degli animali dai pastori, che avevano edificato le proprie dimore accanto ed in contiguità con esse.
 
Più a monte fu edificata nei primi anni del Novecento la chiesa Sant'Edoardo, voluta da una nobildonna a seguito di una guarigione miracolosa attribuita all'intercessione del Santo re inglese
 
Dallo slargo antistante si scende lungo la via XX Settembre, che costituisce un asse di collegamento tra i quartieri delle residenze dei contadini ed il centro.
 
La strada sbocca in piazza Roma, cuore del quartiere "Borgalino" e piazza a monte della città. Ogni giorno e fino a tarda ora la piazza è animata di giovani ed anziani, chi vi si ritrovano, mantenendo viva la tradizione della "chiazza" oltre che il dialogo integenerazionale: la convivenza e contemporaneità delle presenze delle diverse generazioni di frequentatori di Borgalino, coinvolge il visitatore in un inimitabile clima di accoglienza e di coinvolgimento.
 
Sul lato meridionale si erge la mole compatta del palazzo Bordonaro, forse uno dei più antichi della città, purtroppo trasformato e frammentato all'interno.
 
Più omogeneo si è conservato il settecentesco palazzo Ferro, già Caramazza, sul lato opposto della piazza.
 
Il lato occidentale della piazza è completato dal palazzo Caramazza-Giordano (già Caramazza), che si prolunga lungo il lato rialzato della via ten. Minniti. 
 
Costeggiando il palazzo dal lato destro, percorrendo via Bertani, si sale dalla piazza alla chiesa Santo Spirito, che si erge, insieme all'ex convento francescano, sulla cima del colle nella parte più alta della città, caratterizzandone lo sky-line
 
Dietro la chiesa, si estende la contrada montagna, una delle zone di residenza estiva dei canicattinesi e da cui si può ammirare un ampio panorama sulla città e sul territorio, fin oltre la città di Naro e l'altopiano di Rinazzi.

Più oltre si scende fino alla moderna ed essenziale chiesa Santa Marta, che oltre ad indicare il toponimo della contrada, segna il percorso verso la campagna che si allarga nella vallata retrostante, ricca di acqua e di fertili campi coltivati a vigneti, frutteti ed oliveti.

Proseguendo si giunge all'imponente ed articolato complesso edilizio della masseria di Cazzola, ormai abbandonata, ma che continua a testimoniare l'opulenza e la laboriosità di un tempo.