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Regione Sicilia
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Canicattì e la Politica

Intanto il 6 novembre 1960 si tornava alle urne per l'elezione del Consiglio comunale con il sistema proporzionale. Per la scissione avvenuta all'interno della DC, da cui era nata l'Unione Siciliana Cristiano-Sociale, che conquistava tre seggi, entrava in crisi l'amministrazione, poiché i cristiano-sociali si alleavano con i socialcomunisti, con i quali eleggevano sindaco Francesco Cigna. Ma la Commissione Provinciale di Controllo non convalidava tale elezione, di modo che la crisi si protraeva fino al 12 agosto 1961, quando le sinistre riuscivano a prevalere e a imporre a capo dell'amministrazione il socialista Pasquale Gazzara, il quale si spegneva l'anno seguente, il 29 novembre 1962. Il nuovo sindaco, il medico democristiano Nicolò Narbone, restava in carica per circa quattro anni, confermato con la giunta di centrosinistra anche dopo le elezioni amministrative del 22 novembre 1964, che assegnavano venti consiglieri alla DC, 12 al PCI, quattro al PSI, due al MSI e uno ciascuno al PLI e al PSIUP. L'incompatibilità di cariche di alcuni membri della giunta costringeva il 30 ottobre 1967 il sindaco Narbone alle dimissioni. A lui succedeva, a capo di un'amministrazione di democristiani e socialisti, Giovanni Asti, per quasi un anno. Per circa un biennio ciascuno s'insediavano poi al Comune Vincenzo Augello, Vincenzo Bonsangue e Giuseppe Guarneri, tutti democristiani; quindi per alcuni mesi e tra varie difficoltà Eugenio Bartoccelli. Ma il 9 luglio 1976 i comunisti riconquistavano il Comune, eleggendo una giunta presieduta da Nazareno Vitali con il sostegno di tutte le forze di sinistra.

I democristiani, estromessi per due anni e mezzo dal governo della città, riuscivano il 13 marzo 1979 ad eleggere sindaco Carmelo Sciascia Cannizzaro. Ma questi, dopo appena sei mesi, lasciava la carica a Vincenzo Lo Giudice, che la manteneva per un triennio: e la stessa durata aveva il suo successore, Giuseppe Aronica, fino al 19 settembre 1985. Nel decennio successivo si succedevano ben otto giunte comunali, in cui si alternavano vari sindaci, Cataldo Manganaro, Vincenzo Lo Giudice, Marco Notarstefano, Giuseppe Aronica, Giovanni Asti, e poi di nuovo Cataldo Manganaro e Marco Notarstefano, con crisi durate anche diversi mesi, fino allo scioglimento del Consiglio comunale e all'insediamento, il 21 febbraio 1994, del commissario Salvatore Di Franco, nominato dall'assessore regionale agli Enti Locali. Nel frattempo subentrava una crisi generale. Si disfacevano le banche canicattinesi, che con la loro avanzata tecnologia e le agenzie sparse in tutta la Sicilia avevano destato l'ammirazione del Corriere della Sera, tanto da far titolare sulle sue pagine, nell'edizione del 19 maggio 1982, Canicattì/Wall Street. La cessione della Banca Popolare dell'Agricoltura all'Istituto San Paolo di Torino nel 1986, della Banca Popolare Siciliana al Monte dei Paschi di Siena nel 1990, del Banco di Credito Siciliano alla Banca Mercantile Italiana nel 1998, la progressiva estirpazione dei vigneti di uva Italia, la chiusura nel 1992 dei grandi magazzini UPIM, la paralisi dell'edilizia mettevano a dura prova l'intera città.

Il 12 giugno 1994 si votava per la prima volta nelle amministrative con il nuovo sistema elettorale, che prevede l'elezione diretta del sindaco. Non avendo nessuno dei candidati raggiunto nel primo turno la maggioranza assoluta, si procedeva, il 26 giugno successivo, al ballottaggio tra il rag. Carmelo Cammalleri di Alleanza Nazionale e il prof. Giuseppe Lanza del Progetto Canicattì, i quali nella prima tornata elettorale avevano ottenuto rispettivamente 8.432 e 8.730 voti. Risultava eletto il rag. Cammalleri, il quale, come consente la legge, si sceglieva gli assessori da lui ritenuti idonei. L'accordo, però, tra il sindaco e il Consiglio comunale non c'era. L'attrito arrivava a tal punto che quest'ultimo presentava e approvava una mozione di sfiducia. Svoltosi il referendum il 28 aprile 1996, i canicattinesi riconfermavano il sindaco Cammalleri con quasi il settanta per cento dei voti, circa tremila in più di quelli che aveva ottenuto nel ballottaggio di due anni prima.
 
Il 24 maggio 1998 si tornava alle urne per le elezioni amministrative. I candidati erano Carmelo Guarneri, Antonio Scrimali e il sindaco uscente Cammalleri. Poiché nessuno dei tre riusciva a superare la maggioranza assoluta dei voti, si effettuava quindici giorni dopo il ballottaggio, ma con un colpo di scena: il ritiro da parte di Guarneri della propria candidatura. Rientrava perciò in campo l'ex sindaco Cammalleri. Ma il risultato finale dava vincente Antonio Scrimali della coalizione di sinistra con il 56% dei voti. Con un Consiglio comunale, in cui aveva la maggioranza l'opposizione, il sindaco Scrimali veniva a trovarsi ben presto in grave difficoltà, tanto che non riusciva a ottenere neppure l'approvazione del bilancio. La frattura con i consiglieri del fronte rivale si faceva sempre più profonda, sicché si arrivava di nuovo, come già era avvenuto per il sindaco Cammalleri, alla presentazione di una mozione di sfiducia da parte del Consiglio comunale. E dopo appena diciotto mesi, la sera del 7 dicembre 1999, il sindaco veniva sfiduciato.
 
Il 3 gennaio 2000 si insediava al Comune il commissario regionale Francesco Marsala. Il suo compito era quello di espletare l'ordinaria amministrazione e avviare la città verso nuove elezioni amministrative. Queste si svolgevano il 16 aprile 2000, con quattro candidati alla carica di sindaco. I democratici di sinistra, i democratici, i comunisti italiani e quelli di Rifondazione ricandidavano l'ex sindaco Antonio Scrimali; l'Udeur, il Ppi e la Lista Dini presentavano Salvatore Palilla; quelli del Polo, cioè Forza Italia, Alleanza Nazionale e Ccd, Gioacchino Lauria; e infine il raggruppamento di destra, vale a dire le liste di Msi-Fiamma Tricolore e di Canicattì Libera, Leonardo Di Stefano. Le urne davano questi risultati: Antonio Scrimali 47,8%, Salvatore Palilla 28,8%, Gioacchino Lauria 16,9% e Leonardo Di Stefano 6,5%. Restavano quindi in lizza per il ballottaggio Scrimali e Palilla. Il 30 aprile 2000 la percentuale dei votanti raggiungeva appena il 58%. Veniva riconfermato sindaco Antonio Scrimali con il 68% dei voti, mentre Salvatore Palilla otteneva il 32%. E questa volta il sindaco otteneva la maggioranza assoluta nel Consiglio comunale, con diciotto consiglieri su trenta. Sembrava che tutto dovesse andare bene per il sindaco. Nessun consigliere faceva rilevare nel civico consesso anomalie di sorta.
Improvviso, pertanto, e inaspettato arrivava il 29 marzo 2004 il mandato di custodia cautelare per il sindaco da parte della Direzione Distrettuale Antimafia.

Il 18 giugno 2004 veniva da Roma il commissario straordinario Ignazio Portelli, viceprefetto in servizio presso il Viminale. La Giunta veniva dichiarata decaduta e il Consiglio comunale si accingeva a rassegnare le dimissioni. Su di esso piombava, in data 3 settembre 2004, il decreto governativo di scioglimento per infiltrazione mafiosa. Il commissario in attesa di una decisione governativa, quindi, si prese l'impegno di riorganizzare la vita pubblica per riaffermare la legalità ed il buon governo. 

Il 27 settembre 2004, si insediavano al Comune, ai sensi dell'art. 143 del D. Leg. N. 267/2000, i tre commissari straordinari: il prefetto Vittorio Vasques, il viceprefetto Filippo Romano e il dirigente Gaetano Ferrante.  Nel frattempo venivano attribuite le deleghe: urbanistica, lavori pubblici e appalti al dott. Vasques, che era il Presidente della commissione; polizia municipale, personale e organizzazione al dott. Romano; contabilità e finanza, servizi della città e affari legali al dott. Ferrante. I commissari cominiciarono a prodigarsi per riorganizzare i servizi e gli uffici del Comune, a riordinare il traffico urbano, a dare impulso alle attività culturali, a provvedere ai bisogni delle scuole e a rendere più a misura d'uomo la vita della città. Sotto la loro gestione avevano inizio i lavori di restauro del Teatro Sociale e di ristrutturazione della Villa comunale. Il 9 ottobre 2005 si inaugurava il Palazzetto dello Sport, dotato di tribune per circa mille posti. Erano presenti, insieme con il commissario Ferrante, il presidente della Regione, il prefetto e il presidente della Provincia, il procuratore della Repubblica, il presidente provinciale del C.O.N.I., l'arciprete Restivo e varie altre autorità.  

Il 6 marzo 2006 dalla Prefettura di Agrigento, arrivava la comunicazione che essendo venuto a scadere il mandato commissariale, si doveva procedere alla elezione degli organi ordinari di amministrazione in occasione della prima tornata elettorale utile. Queste vennero fissate per l'11 e il 12 giugno 2006. 
 
Le liste presentate per la competizione elettorale amministrativa, che doveva porre fine alla gestione commissariale del Comune, erano quindici, con 388 candidati per trenta seggi. Cinque erano gli aspiranti alla carica di sindaco. L'elettorato si dimostrava particolarmente mobilitato. L'affluenza alle urne era poco più del settanta per cento. Nessuno dei candidati raggiungeva al primo turno la maggioranza assoluta. Una donna del centro-destra, l'architetto Rosa Maria Corbo, otteneva con i suoi 6.990 voti la percentuale maggiore, il 33,1%. Seguiva Vincenzo Corbo con il 32,8% e 6.924 suffragi. Terzo risultava Giuseppe Merlino con il 22,4%, quarto Fabio Li Calsi con il 9,1% e quinto Antonio Di Grigoli con il 2,4%. Pertanto andavano al ballottaggio del 25 e 26 giugno i due candidati di uguale cognome, ma di parentela diversa e di coalizione avversa: Rosa Maria Corbo e Vincenzo Corbo. L'affluenza alle urne era poco più del settanta per cento. Nessuno dei candidati raggiungeva al primo turno la maggioranza assoluta. Pertanto andavano al ballottaggio del 25 e 26 giugno i due candidati di uguale cognome, ma di parentela diversa e di coalizione avversa: Rosa Maria Corbo e Vincenzo Corbo. Il 26 Giugno 2006 veniva eletto, quest'ultimo, che otteneva il 67,6% e 12.361 voti. Con lui prendevano posto in Giunta i seguenti assessori: Salvatore Cimino, Giuseppe Ferrante Bannera, Vincenzo Guarneri, Antonio Lo Giudice, Liliana Marchese Ragona, Gaetano Rizzo, Luigi Rubino e Giuseppina Terranova. La cerimonia d'insediamento si svolgeva alla presenza del commissario dott. Filippo Romano, il quale consegnava al neo-sindaco la fascia tricolore e si accomiatava da Canicattì. Dal 25 Agosto 2008 al posto degli Assessori: Salvatore Cimino, Luigi Rubino e Giuseppina Terranova subentrano Manuela Seminatore, Carmelo Faldetta e Diego Ficarra. Il 1 settembre 2010, al posto dell'assessore Antonio Lo Giudice, subentrava Calogero Castrogiovanni.  Dopo cinque anni di Amministrazione Comunale retta dal sindaco Vincenzo Corbo venivano fissate le date per nuove elezioni amministrative il 29 e 30 maggio 2011. La votazione avveniva con il sistema proporzionale. Le liste presentate per la competizione elettorale, erano 17, 454 i candidati (308 uomini e 146 donne). Sei gli aspiranti candidati alla carica di sindaco: Giuseppe Francesco Cammalleri (Fiamma Tricolore) otteneva 2.017 voti con il 9,27%, Gaetano Cani (Fli, Canicattì Città Nuova, I meridionali per Canicattì, Canicattì Futuro, Udc e Sicilia Vera) otteneva 4.489 voti con il 20,62%, l'uscente Vincenzo Corbo (Corbo sindaco) otteneva 5.017 voti con il 23,05%, Alberto Tedesco (Pd e Sel-Idv-Rci) otteneva 3.427 voti con il 15,74%, Liliana Daniela Marchese Ragona (Prima di Tutto Canicattì, Lista cuore e Pdl) otteneva 3.378 voti con il 15,52% e Adolfo Antonio Bartoccelli (Mpa, Forza Canicattì, Canicattì Forte e Libera e Impegno Civico) otteneva 3.438 voti con il 15,80%. L'affluenza alle urne era il 70,78%. Nessuno dei candidati raggiungeva al primo turno la maggioranza assoluta. Pertanto si andavano al ballottaggio il 13 e 14 giugno con i candidati Antonio Cani sostenuto da 7 liste più il Pd che si era aggiunto al secondo turno e Vincenzo Corbo sostenuto con la sola lista (Corbo sindaco). Il risultato elettorale andava a favore del sindaco uscente Vincenzo Corbo che con il 62,60% e 11.795 voti si riconfermerà sindaco. Con lui prendevano posto nella Giunta i seguenti assessori: Gaetano Rizzo, Giuseppe Ferrante Bannera, Vincenzo Guarneri, Calogero Capobianco, Patrizia Bennici e Cecilia Acquisto.  Nel corso del suo mandato Corbo designerà altri assessori al posto di Calogero Capobianco sarà designato Davide Gentile e al posto della Cecilia Acquisto sarà designata Farruggio Chiara.

Il 5 giugno 2016 si tornava alle urne per le elezioni amministrative. Le liste presentate per la competizione elettorale amministrativa, erano 14, con 315 candidati per 36 seggi. Nove erano gli aspiranti alla carica di sindaco. Il Candidato sindaco Gaetano Rizzo, appoggiato da Sicilia Futura e Un Passo Avanti. Il Candidato sindaco Ettore Di Ventura, sostenuto dal Partito Democratico, Uniti per Canicattì e Soprattutto Canicattì. Il Candidato sindaco Antonio Scrimali sostenuto dalla lista civica Con Scrimali per Canicattì. Il Candidato sindaco Ivan Paci, sostenuto dalle liste civiche Canicattì Riparte, Paci Sindaco e Nuova Canicattì. Il Candidato sindaco Angelo Caico appoggiato dall'Udc. Il Candidato sindaco Salvatore Polizzi sostenuto dalla lista Patto per Canicattì. Il Candidato sindaco Gioacchino Asti sostenuto da I Canicattinesi-Asti Sindaco e Fare con Tosi. Il Candidato sindaco Giovanni Salvaggio Canicattì Unica. Il Candidato sindaco Sandro Marchese Ragona Movimento Cinque Stelle. L'elettorato si dimostrava particolarmente mobilitato. Nessuno dei candidati raggiungeva però al primo turno la maggioranza assoluta. L'affluenza alle urne, era al 64,04% con 21.079 voti. Ettore Di Ventura, otteneva i suoi 4.155 voti con la percentuale maggiore, il 24,75%, seguiva Ivan Paci con il 18,08% e 3.035 voti, Antonio Scrimali otteneva i suoi 2.373 voti con il 14,14%, Giovanni Salvaggio otteneva i suoi 1.764 voti con il 10,51%,  Gaetano Rizzo otteneva i suoi 1.446 voti con il 8,61%, Sandro Marchese Ragona otteneva i suoi 1.363 voti con il 8,12%, Angelo Caico otteneva i suoi 1.281 voti con il 7,63%, Giovanni Asti otteneva i suoi 733 voti con il 4,37% e per finire Salvatore Polizzi otteneva i suoi 635 voti con il 3,78%.

Pertanto, si andava al ballottaggio il 19 giugno 2016 con i due candidati: Ettore Di Ventura e Ivan Paci. Il risultato elettorale con un'affluenza del 45,97% e 15.136 voti, andava a favore del candidato sindaco Ettore Di Ventura che con il 65,24% e 9.571 voti, veniva eletto sindaco mentre Ivan Paci otteneva solo il 34,76% è 5.100 voti. Con lui prendevano posto nella Giunta i seguenti assessori: Vincenzo Di Natali, Katia Giuseppina Giovanna Farrauto, Alberto Tedesco, Massimo Muratore e Tommaso Vergopia

Il 7 luglio 2016 viene nominato Presidente del Consiglio l'Avv. Alberto Tedesco che si dimette dalla carica di assessore e il 15 luglio 2016 viene nominato Davide Lalicata.

Il 24 luglio 2017 Vincenzo Di Natali dava le dimissioni ed al suo posto veniva nominato Umberto Palermo il 27 luglio, il quale, a sua volta dava le dimissioni il 31 gennaio 2018; mentre il 27 settembre 2017 viene revocato l'incarico al Vice Sindaco Tommaso Vergopia.

Dopo l'azzeramento della giunta il 2 febbraio 2018 la Giunta Municipale avrà i nuovi assessori che sono: Rosa Maria Corbo, Angelo Messina e Pietro Sabatino riconfermando Katia Giuseppina Giovanna Farrauto e Davide Lalicata,.

In data 27 febbraio 2018 si dimette l'Assessore alle Attività Produttive e all'Ambiente, l'Agrotecnico Pietro Sabatino.

 
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