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Il Periodo post-unitario

Con l'annessione al Regno d'Italia e l'insediamento dei luogotenenti piemontesi, vennero eliminate le riforme garibaldine con grave malcontento di tutti. E scoppiò la protesta quando, alla vigilia della festa di San Diego, il 30 agosto 1862, si diffuse la notizia del ferimento di Garibaldi in Aspromonte. Il pomeriggio di quel giorno uscirono i canicattinesi dalle loro case vestiti a lutto. L'indomani, festa di San Diego, verso il tramonto, sfilarono in corteo. A imporre l'ordine della caserma intervenne il prefetto di Girgenti, Enrico Falconcini, con reparti di bersaglieri e cavalleggeri.
Nel 1866 vennero soppressi gli ordini religiosi e confiscati i loro conventi. Di conseguenza da Canicattì dovettero andare via i domenicani della chiesa di San Domenico, i conventuali di San Francesco, i carmelitani della Madonna del Carmine, le suore benedettine della Badia e i minori osservanti dello Spirito Santo. Questi ultimi furono gli unici che poi nel 1904 poterono riottenere il loro chiostro. Si salvò dalla confisca solo il Collegio di Maria in virtù dell'azione educativa che svolgeva in favore delle ragazze.
Nel 1870 avevano inizio i lavori per la costruzione del Municipio nell'area edificabile che sorgeva dietro la chiesa di San Diego e di cui era in possesso la confraternita di San Sebastiano. Da tanto tempo si avvertiva la necessità di una più adeguata sistemazione degli uffici municipali, considerata l'angustia della cosiddetta Casa Comunale, costruita nel 1696 di fronte alla chiesa di Santa Rosalia. Nel 1876 si inaugurava l'attuale Palazzo, il quale, però, con il passar del tempo, si è dimostrato del tutto insufficiente alle moderne esigenze della città, tanto che i suoi uffici si trovano ora disseminati in vari plessi.
Anche la vita religiosa era molto animata in quegli anni di fine Ottocento. Il 25 maggio 1874 veniva a Canicattì a consacrare la Chiesa Madre, tra il fervore generale, il concittadino mons. Benedetto La Vecchia, vescovo di Noto, che sarebbe diventato arcivescovo di Siracusa l'anno seguente.
Pure con generale esultanza era accolta nel 1882 a Canicattì l'apertura di due nuovi conventi: quello degli agostiniani, presso l'antica chiesa di San Biagio, prima parrocchia succursale della Matrice, e quello dei cappuccini, accanto alla chiesa, anch'essa antica, della Madonna della Rocca. Quest'ultimo convento si deve all'opera tenace di padre Gioacchino La Lomia, il cappuccino morto in fama di santità nel 1905 all'età di settantaquattro anni, la cui tomba nell'atrio della chiesa è meta continua di pellegrinaggi da parte di canicattinesi e forestieri, provenienti anche da centri lontani.
Il fervore religioso culminava nelle imponenti manifestazioni della Seconda Adunanza Diocesana del 1897, svoltasi il 1, il 2 e il 3 ottobre, per volontà di mons. Gaetano Blandini, a Canicattì, definita da lui, vescovo della diocesi, "città per popolazione, per fervore cattolico e per cortese ospitalità, ragguardevolissima". Vi parteciparono cinque vescovi e don Luigi Sturzo. Ci sarebbe certamente stato anche mons. Benedetto la Vecchia, se la morte non l'avesse carpito l'anno precedente. Per la processione conclusiva della domenica, rimarcava l'anticlericale foglio agrigentino La Fenice, "nessuna anima, tranne gli ammalati, rimase in casa".
Notevole fu l'impegno dei canicattinesi nelle lotte democratiche di fine Ottocento, come quelle intraprese con il Fascio dei lavoratori e la Lega dei Comuni siciliani per la riforma delle circoscrizioni territoriali. Assai sensibili furono gli operai e i contadini di Canicattì ai problemi sollevati dai Fasci siciliani per più equi patti agrari, per la soppressione dei latifondi, per l'abolizione dei dazi, per l'eliminazione dell'inflazione e per migliori condizioni di vita. Vi aderirono in massa e raggiunsero in breve il numero di 1450 soci sotto la guida dell'avv. Gaetano Rao.
Anche il problema dell'ampliamento del territorio fu molto sentito dai canicattinesi, tanto che per le elezioni amministrative del 10 ottobre 1897 nessun elettore si presentò per protesta alle urne. E già dieci anni prima, il 30 novembre 1887, Canicattì si era messa a capo dei Comuni che si battevano per lo stesso scopo e aveva ospitato ben sedici sindaci della provincia; il 27 novembre 1904 ne accolse sessantasei, venuti da ogni parte della Sicilia. Ma solo nel 1932 Canicattì poté vedere rettificati i suoi confini nelle attuali dimensioni di 9.142 ettari, che tuttavia lasciano tuttora insoddisfatti, perché il rapporto tra popolazione e superficie richiederebbe che fossero almeno il doppio.
La rete ferroviaria, realizzata nella seconda metà dell'Ottocento, e quella stradale agevolarono molto lo sviluppo industriale e commerciale di Canicattì. Stabilimenti, mulini, fabbriche e banche andavano proliferando rigogliosamente: e c'erano prodotti, come scarpe e coltelli, saponi e fiammiferi, che erano esportati anche fuori della Sicilia. Lo stabilimento più prestigioso era quello modernissimo della Trinacria, mulino, oleificio e fabbrica di ghiaccio insieme. Ma erano pure d'avanguardia quelli di Santa Lucia e dell'Acquanuova. Nello stesso periodo sorgevano anche gli istituti di credito cittadini. Il 15 luglio 1886 veniva fondato il Banco di Credito Canicattinese, il 2 giugno 1895 la Banca Agricola Cooperativa, il 26 maggio 1901 la Cassa Rurale "San Francesco". Nello stesso tempo era in costruzione il Teatro Sociale, progettato da Ernesto Basile nel 1899.
Tanti primati, oltre quello delle banche, hanno contraddistinto la storia di Canicattì: nel Settecento la Biblioteca Sammarco, una delle prime biblioteche pubbliche in Sicilia, con i suoi circa duemila volumi, i suoi manoscritti e pregiati incunaboli; nell'Ottocento il primo mulino a vapore esistente in Italia, gestito dalla stesso Comune; nel 1897 lo Stabilimento Industriale Trinacria, tra i più moderni in Europa; a cavaliere del nuovo secolo la prima coltura razionale, su scala europea, degli eccezionali mandorleti del barone Francesco Lombardo; nel 1926 l'utilizzazione dei primi fertilizzanti chimici a livello nazionale, per iniziativa di Nicolò Lombardo. Ma il grande primato, che tanto onora Canicattì, è quello conseguito dal dottor Antonino Sciascia nel campo della medicina con la scoperta della fototerapia, di cui diede comunicazione, primo fra tutti al mondo, nel 1892 al XIII Congresso Oftalmologico di Palermo.
Con l'inizio del Novecento si inaspriva la lotta politica: radicali, socialisti, popolari e liberali ne erano i protagonisti. L'accanimento si faceva più acceso in prossimità delle elezioni del 1913, quando il socialista Giuseppe Marchesano, avvocato palermitano, veniva contrapposto al canicattinese on. Cesare Gangitano, deputato liberale uscente, uno dei fondatori della Banca Agricola Cooperativa e dello Stabilimento Industriale Trinacria. Sostenevano il primo il sindaco Gaetano Rao, l'avv. Giovanni Guarino Amella, il comm. Ignazio Caramazza, l'avv. Francesco Macaluso e il comm. Salvatore Lombardo, i quali avevano costituito il Blocco Popolare in unione con le Associazioni operaie e agricole di Canicattì.
Si sarebbe votato per la prima volta con il suffragio universale, così che determinante sarebbe stato il voto del proletariato. E su questo faceva affidamento l'avv. Macaluso, sicuro del successo. Ma sei anni dopo lo stesso avv. Macaluso esprimeva tutta la sua amarezza e delusione, riconoscendo che Marchesano non aveva fatto nulla che fosse degno di ricordo.
La tensione politica si allentava dinanzi al dramma del primo conflitto mondiale, che chiamava al fronte migliaia di canicattinesi e provocava tanti lutti. Dopo il conflitto, pur tra contrasti e difficoltà, Canicattì continuava il suo cammino di progresso civile e morale. Il 25 settembre 1920 i socialisti, usciti vittoriosi dalle urne, eleggevano sindaco l'avv. Rosario Livatino. Sotto la sua amministrazione l'1 gennaio 1921 veniva soppresso il dazio di consumo, "il balzello più scellerato che grava sulla povera gente", come rilevava sul periodico Falce e martello il socialista Diego Cigna, che aggiungeva: "Il carrozzino, la carrozza, l'automobile riceve l'inchino della guardia daziaria, e non rallenta neppure la corsa, innanzi ai posti di cinta; il contadino è frugato di dentro e di fuori, insultato dal personale daziario e costretto al pagamento nella maniera più angarica".
Nello stesso anno 1 ottobre 1921 veniva istituita la Scuola di Arti e Mestieri. Ben presto si risanava il bilancio comunale, "oberato di un milione di debiti".
E ci si prodigava anche a fornire Canicattì di energia elettrica. Dopo vari tentativi da parte del Comune, sorgeva nel 1922, per iniziativa privata di intraprendenti cittadini, la Società Martorana.