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Chiesa del Purgatorio

Chiesa del Purgatorio

Sul lato occidentale della Piazza IV Novembre, l'antica Piazza delle Erbe, si erge la facciata della Chiesa del Purgatorio, edificata dal barone Gaetano Adamo e dal fratello don Carlo sul sito, occupato fino al 1798 dalle carceri di Canicattì: in essa fino al 1880 operò una confraternita omonima.
 
I lavori, iniziati nel 1803, furono ultimati nel 1806, quando la chiesa fu benedetta da mons. Saverio Granata, vescovo di Agrigento.

Le partizioni architettoniche del prospetto sono contraddistinte dal colore caldo della pietra calcarea, che si staglia sul piatto intonaco bianco.

 
 
medaglione Anime del Purgatorio

La facciata è, inoltre, caratterizzata da una finestra centrale ovale, coronata da un medaglione raffigurante le Anime del Purgatorio: è l'unica opera assegnata allo scultore palermitano Vincenzo Spinoso, che la eseguì nel 1804.
 
Alle estremità del timpano sono sistemate, sfalsate, coppie di pissidi acroteriali. Successiva è la loggia campanaria, affiancata da volute a spirali quadrate.

 
 
Schema Purgatorio

L'unica navata rettangolare, con presbiterio absidato, è coperta da una volta a botte. Alle pareti laterali, due per lato, si aprono quattro arcate, entro cui in origine si ergevano altari lignei, dei quali non è rimasta alcuna traccia ad eccezione di una mensa con paliotto, ora utilizzata come altare celebrativo; dietro si erge l'altare maggiore, unico superstite dell'intera serie.

 
 
Martirio di S. Agata

L'interno custodisce preziose testimonianze artistiche provenienti da chiese non più esistenti. Alle pareti del vestibolo, sotto la cantoria, sono appese due pale d'altare, provenienti dalla vicina ex chiesa Santa Rosalia, raffiguranti rispettivamente il Martirio di S. Bartolomeo ed il Martirio di S. Agata.

Entrambe sono concordemente attribuite a Gaetano Guadagnino per la notevole caratterizzazione espressiva dei personaggi e per il deciso orientamento verso una narrazione devozionale.

 
Martirio di S. Bartolomeo


 
 

Dalla chiesa annessa all'ex monastero benedettino Santi Filippo e Giacomo proviene il Crocifisso, alla parete destra del presbiterio, e la statua della Madonna della Speranza, eseguita nella prima metà del XIX secolo dal trapanese Pietro Croce in sostituzione del perduto dipinto raffigurante la Madonna d'oltremare, già venerata nell'ex chiesa Santa Barbara.

Da quest'ultima chiesa proviene la statua eponima, in legno scolpito e dipinto, ora posta sopra un piedistallo a destra del bema.

Sacro cuore di gesù

Nella nicchia della seconda cappella a destra è sistemata una statua lignea raffigurante il Sacro Cuore di Gesù, capolavoro di Gerolamo Bagnasco.

La gran tela sopra l'altare maggiore, che raffigura il titolo della chiesa, è un'ampia orchestrazione attribuita a Francesco Guadagnino, il più famoso e più colto esponente della famiglia di pittori canicattinesi: a questa cerchia si deve anche il piccolo dipinto con la SS. Trinità.

 
S.S. Trinità con anime del Purgatorio

Nella prima cappella a destra si trova un confessionale: è un capolavoro d'ebanisteria, con una rara applicazione dell'Art Nouveau negli arredi e nelle suppellettili ecclesiastiche.

Ne troviamo un altro nella chiesa di Santa Lucia che però ha perso la policromia originaria.